Figli di papà

Paternità e benedizione

Che significato può avere il riferimento alla benedizione dei padri sui figli nella nostra società “senza padri”? L’onore al padre e alla madre custodisce il mistero del nostro inizio: non cisiamo fatti da noi.

pag07-shutterstock 9336811Nell’Antico Testamento ha un grande rilievo il gesto della benedizione. È un atto fondamentale di preghiera e di invocazione; è un gesto propiziatorio sulla persona, sul popolo e sul figlio. È un atto che acquista un grande rilievo in relazione soprattutto a grandi Patriarchi che segnano la storia della salvezza nei suoi inizi. L’atto della benedizione è ritenuto un atto potente, attraverso il quale Dio stesso tocca la vita e la rende feconda, la proietta verso il benessere e la prosperità. La benedizione si connette con l’atto creativo e si pone nella prospettiva della promessa di felicità, che ciascuno sente vibrare dentro di sé. Si tratta di un atto cosiddetto “performativo”, ossia di un gesto che inizia a realizzarsi proprio nel momento in cui si dice. Per questo, la benedizione, una volta data, non può essere ritirata. In un certo senso è “per sempre”. Questo atto è espressione particolare del senso positivo della paternità, ossia della relazione generativa e della comunicazione vitale: nella benedizione dei patriarchi in realtà è Dio stesso che benedice, non genericamente, ma secondo una precisa genealogia di rapporti nel tempo

Che significato può avere per noi oggi questo riferimento alla benedizione dei padri sui figli in un’epoca come la nostra in cui si parla di società “senza padri”? Quale benedizione nell’epoca in cui sembra essersi smarrita la differenza tra le generazioni, fino alla idea che oggi i padri non hanno più una “eredità” da consegnare? Che cosa resta del padre e delle sue benedizioni? Indubbiamente, rimane la sete di paternità nel mondo contemporaneo, seppur in modo confuso. 

Il comandamento “onora il padre e la madre” sta a ricordarci una realtà incontrovertibile: nessuno si può dare la vita da solo. Questo “onore”, in realtà, è necessario per noi stessi, prima che per i genitori. Infatti, custodisce il fatto che nessuno si può autogenerare. L’onore al padre e alla madre custodisce il mistero del nostro inizio. Esistere è sempre essere figli e figlie, ossia voluti e amati! Ma il tema della benedizione dei patriarchi ci ricorda che la paternità e la maternità non sono solo un fatto biologico, ma vitale. Nella genealogia di ciascuno c’è molto di più. Ognuno di noi lo ha sperimentato: sappiamo che ci è padre non solo chi ci ha dato biologicamente la vita; ti è padre chi ti testimonia il senso della vita, chi ama il tuo desiderio di essere, chi ti accoglie e ti riconosce incondizionatamente per quello che sei e come sei. Con tutto questo ti comunica che è “bene che tu ci sia”: una benedizione.

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Fotografie immagine di pagine 10-11 del pittore Umberto Gamba.