Essere o avere

“Avere” (da soli) o “essere” (in comunione)?

In un’ottica di comunione, è impensabile l’idea di furto: l’avere si contrappone all’essere in relazione.

pag07 amiefedora 3924081725 57d5e4ddd2 o“Non rubare!” Così afferma perentoriamente il VII comandamento di Dio. Che cosa si ruba e perché? Certamente si rubano cose che non si hanno: portare via l’oggetto desiderato a chi lo ha

Infatti il rubare presuppone l’idea della proprietà privata, ossia di una cosa “mia” e che per questo non è “di un altro”. In realtà se consideriamo la sacra Scrittura, scorgiamo una prospettiva diversa: all’inizio del racconto biblico esiste il dono sovrabbondante di Dio e non la divisione dei beni; l’uomo è chiamato dal Signore a possedere la realtà, a prendersene cura e a coltivarla. 

Soprattutto Dio dà all’uomo il potere di dare il nome alle cose: questo è possedere la realtà nel modo più profondo. Come si vede, non esiste in questa visione l’idea di un avere che sia diviso dall’essere, propriamente dall’essere in comunione

Se ci pensiamo bene, anche nella parabola del Padre misericordioso, i problemi del figlio sorgono quando divide quello che hanno in comune: «Dammi la parte che mi spetta». L’avere si contrappone all’essere in relazione. Nella comunione l’idea furto appare semplicemente impensabile.

Invece, rubare indica la crisi della comunione. Nel libro della Genesi scopriamo che all’origine della perdita della comunione con Dio c’è un doppio “furto”

Innanzitutto l’uomo e la donna prendono dell’albero che stava in mezzo al giardino: lo rubano. Quel “divieto” costituiva il simbolo della vita come dono, come dono continuo e non come pretesa. È Dio provvidente che ti dà continuamente la vita, non siamo noi a prenderla, a sottrarla o a rubarla. L’uomo “ruba”, in fondo, ciò che gli era stato preparato come dono. 

Inoltre c’è un altro furto, quello del serpente nei confronti di Adamo ed Eva: ruba a loro la speranza, quella speranza per la quale si attende il dono da Dio

In tal modo la vita smette di essere un dono da ricevere e da “restituire” nell’amore, diventando invece qualcosa che si afferra, si pretende, e si “ruba”, ma che inesorabilmente non si riesce a trattenere: anche il tempo, che ineluttabilmente passa, infatti, sembra “rubarcela”. 

La risposta a questa condizione dolorosa viene da Gesù: colui che il Padre ci ha donato per ristabilire la comunione e per tornare a stupirci della vita come dono, in cui ogni istante diventa prezioso, per amare ed essere amati.  

Non rubare - dice Dio - poiché io sono fedele alla comunione, al dono promesso.

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Immagini del numero novembre-dicembre 2013: sotto licenza Creative Commons dell’utente flickr.com copertina: amiefedora, “Con Francesco - dallo scarto all’inclusione”: Samilla Luz; “Come Francesco - ladri di speranza” del pittore Umberto Gamba.