Soddisfatti

La mia africa

In Camerun ho incontrato volti che chiedono la condivisione, che tu ti spenda, ti doni: ciò che hai non puoi più tenerlo per te.

pag14 pag14cNelle biografie di santa Chiara, si racconta la miracolosa condivisione del pane: Chiara benedice la pagnotta del pane… una parte del pane manda ai frati e il resto divide in 50 porzioni per le sorelle. Una pagnotta! Basta per tutti. Tutti sazi. 

La condivisione sa sempre di miracolo perché, più condividi, più rendi felice; invece, più stringi nelle mani, meno ti resta e diventi triste e non c’è niente che ti possa saziare. Più apri le mani, più sei libero di donare e ricevere. Meno le apri, più ti chiudi all’accoglienza e al dono e diventi sempre più solo e con le mani vuote. 

Così è nella vita: più vuoi avere meno possiedi

Magari “hai Phone”, “hai Pod” e poi non hai niente perché non ti possiedi, perché sei frammentato fra tutti questi “hai”. Ti sfugge una cosa essenziale: il miracolo della condivisione, che avviene ogni giorno, dove ogni giorno puoi ritrovarti tutto intero nel Pane della tua vita che condividi.

Sarai capace di accorgerti del miracolo se ti accorgi che tutto è dono, che dietro ogni cosa che ti è stata donata c’è un donatore, Dio. Tutto ciò che ti è stato donato è per sempre ed è gratis. Il miracolo della condivisione avviene se entri nella logica del dono, riconosci Colui che dona, i doni che ti ha fatto e non li tieni per te. Perché il dono ha una caratteristica: deve essere donato. Rimane tale se decidi di non appropriartene, di non possederlo. Rimane tale se lo restituisci con gratitudine a chi ne è l’Autore.

San Francesco diceva ai suoi frati che il peccato consiste nell’appropriarsi di ciò che è di Dio cioè credere di possedere, senza riconoscere che “non abbiamo niente in questo mondo e neppure nell’altro”. 

Se ricevo tutto da Dio come dono, questo ricevere genera il donare, senza nulla tenere per sé, perché in tale prospettiva non c’è più posto per qualcosa di “proprio”: tutto è di Dio. “Restituiamo al Signore Dio Altissimo tutti i beni e riconosciamo che tutti i beni sono suoi e di tutti rendiamogli grazie, perché procedono da lui” (FF49).

L’Africa, e nel mio caso Camerun, è uno dei luoghi dove ciò che hai non lo puoi più tenere per te. è il luogo dove i volti che incontri chiedono la condivisione. Chiedono che tu ti spenda, che tu ti regali. 

Ti chiedono la disponibilità e l’accoglienza. Allora accade dentro di te il miracolo: non trattieni più niente di te per te. Accade quando ti lasci interpellare dalla realtà che ti circonda, donando ciò che hai e ciò che sei. È allora non sei più il bianco venuto dal mondo “migliore”, quello più “fortunato”, ma sei fratello, figlio dello stesso Padre. In quel momento diventi libero dal possedere, perché ti accorgi che la vera sicurezza non sta nel tanto o poco avere, ma nel condividere. Per cui comprendi fino in fondo che “condividere è la nostra richezza”.

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