Soddisfatti

Liberi di cercare Dio!

Nel nostro tempo, si gode delle cose ma senza essere soddisfatti, estenuando così il desiderio stesso:
ciò che abbiamo non ci basta mai!

pag07 Dollarphotoclub 56234650Non desiderare la roba d’altri: uno degli aspetti più importante di questo comandamento è il rilievo decisivo dato al desiderio. L’ultima delle Dieci Parole, infatti, non pone il divieto sul desiderare come tale ma sul fatto che questo si possa fermare su qualche cosa che appartiene ad altri, per esempio alimentando quel senso dell’invidia che corrode lentamente l’anima. 

Riflettendo su questo comandamento è possibile interrogarsi: cosa è degno ultimamente del nostro desiderio? Certo, si deve riconoscere che la dinamica dei nostri desideri è sempre legata alla realtà, alle cose che incontriamo e che destano sul nostro cuore una potente attrattiva. Le cose ci “chiamano”, eccitando (ex-citare) il nostro desiderio. Tuttavia, se assecondiamo immediatamente questa pulsione e cerchiamo di possedere l’oggetto desiderato, facendolo diventare oggetto di consumo, si fa prima o poi l’esperienza di una amara incompiutezza. Il godimento che si raggiunge non compie il desiderio, non soddisfa veramente. Allora si può cercare di cambiare l’oggetto di consumo; ci si mette alla ricerca di qualche cosa d’altro. Si inizia a desiderare qualche cosa d’altro, poiché quello che abbiamo non basta mai.  In questo consumo, tipico del nostro tempo, accade una cosa paradossale: si gode delle cose ma senza essere soddisfatti, estenuando così il desiderio stesso. In realtà, le cose destano in noi un desiderio più grande di ciò che lo ha mosso. 

In questo senso desiderare qualche cosa d’altro da consumare diventa così ultimamente un tradire il desiderio stesso. Il quale, invece, punta a ciò che è incondizionato, più forte del tempo che passa. 

Trattenere il desiderio, rinunciando una soddisfazione immediata, permette di approfondire quello che veramente può compiere e soddisfare il cuore. Infatti, che cosa basta al cuore? Non le cose come oggetto, a volte compulsivo, di consumo. Il nostro desiderio non si sazia se non in Dio: solo Dio basta! Quando si fa questa esperienza, allora si diventa liberi dalle cose, non più schiavi e ricattabili da attrattive effimere: si diventa liberi di cercare la felicità vera, liberi di cercare Dio. Le cose vengono sentite come “segno” di ciò che  veramente compie il desiderio; per questo si può correre leggeri, senza appesantire il cuore con ciò che, pur destando il desiderio, non è capace di compierlo. 

In definitiva: “non desiderare la roba d’altri” è ultimamente un richiamo a desiderare Dio. In effetti, come ci ricorda sant’Agostino, il nostro cuore è inquieto fin quando non riposa in te, Signore.

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