Ottime relazioni

Esprimi un desiderio!

“Non ti arrendere mai, neanche quando la fatica si fa sentire, neanche quando il tuo piede inciampa, neanche quando i tuoi occhi bruciano, neanche quando i tuoi sforzi sono ignorati, neanche quando la delusione ti avvilisce, neanche quando l’errore ti scoraggia, neanche quando il tradimento ti ferisce, neanche quando il successo ti abbandona, neanche quando l’ingratitudine ti sgomenta, neanche quando l’incomprensione ti circonda, neanche quando la noia ti atterra, neanche quando tutto ha l’aria del niente, neanche quando il peso del peccato ti schiaccia… Invoca il tuo Dio, stringi i pugni, sorridi… e ricomincia!” (san Leone Magno)

34358724Ma quando il cuore è inquieto, ferito, quando i tuoi desideri sono stati traditi è realmente possibile stringere i pugni e ricominciare? Ricominciare da dove? Da ciò che desidero? Ma, in fondo, se mi fermo un momento e mi dico «Aspetta! Io realmente, cosa voglio, cosa desidero?», riesco a rispondermi?

Una ferita aperta da tempo, un conto in sospeso, quel desiderio di fargliela pagare… di ripagarlo con la stessa moneta… Tranquillo, ti uso fin tanto che mi servi e poi ti butto via… ce l’hanno mai detto? Quante volte facciamo noi così con gli altri, magari anche senza dirlo apertamente!

Ma così facendo, in mano cosa ci resta? Un pugno di sabbia che scivola e cade giù. Più cerchiamo di stringere persone e cose a noi, più le perdiamo; più vogliamo possederle, avere l’esclusiva su di loro, più restiamo soli; serviamo a loro il lascia passare per la libertà, per quei legami veri, sereni, senza il doppio gioco del “se ti faccio questo cosa mi dai in cambio?”.

E in bocca, cosa ci resta? Quell’amaro che non va via… il sapore amaro di chi dopo aver fatto il possibile e l’impossibile per avere quella persona vicina, per conquistare il suo affetto poi, non sentendosi ricambiato come vuole, cade nelle gelosie, nei rancori, nei silenzi, in quel bilico del “detto e non detto”… e i rapporti che fine fanno? Come uscire da certe situazioni non sempre chiare? Dove finisce la mia libertà e dove inizia quella dell’altro?

Nel cuore cosa si muove, cosa ci resta? Resta l’inquietudine che non paga, non rende felice… ma allora cos’è?

Cos’è che desideriamo quando guardiamo l’altro, quando vorremmo essere come chi ci sta davanti e mai come noi stessi, quando la fame di affetto c’infiamma, tanto da non poter evitare di “mangiare l’altro con gli occhi”? Cosa facciamo per mettere a tacere tutto questo? Oggi vogliamo il “tutto e subito”: ogni cosa o persona che desidero dev’essere mia senza aspettare, senza guardare prima, senza creare legami “veri”; perché in fondo è semplice pensare che tutto passa e bisogna cavalcare l’onda delle forze che sentiamo esploderci dentro, il sentirci vivi e vivere ogni attimo come fosse l’ultimo. Va bene così? 

Cosa fare? Siamo felici, desiderando di vivere semplicemente la nostra vita, essendo noi stessi e basta! Fermiamoci! Ascoltiamo prima noi e chi è davanti a noi; meravigliamoci della nostra bellezza; assaporiamo l’ebrezza della libertà che paga in felicità. Scegliamo la trasparenza e non arrendiamoci mai, stringiamo i pugni e rialziamoci sempre!

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Immagini del numero marzo-aprile 2014: sotto licenza Creative Commons dell’utente flickr.com "Visto da me - Distanza di sicurezza": F L I R S T - Palk Clap; “Poche chiacchiere più parola -Maschio e femmina li creò”: nicolasnova; "Come Francesco - Pensieri di lussuria" del pittore Umberto Gamba; "Con Franscesco.