Ottime relazioni

Fedeltà perché?

Quando amiamo e ci lasciamo amare, ci mettiamo in gioco totalmente: non ci si può quindi prendere gioco dell’altro, perché le ferite d’amore sono le più profonde e difficili da rimarginare.

pag04-05 40679535Perché dovremmo ancora essere fedeli in amore? Non siamo forse una società “liquida”, dove tutto è fluido, quindi transitorio? Non facciamo i conti con una vistosa fragilità delle unioni coniugali come pure delle promesse definitive – i voti – che identificano la scelta della consacrazione come irrevocabile? 

Curiosa l’identità di destino che sembra accomunare matrimonio e consacrazione celibataria, l’uno e l’altra “in crisi” come continuiamo a ripeterci, l’una e l’altra identificate con una definitività – almeno nelle intenzioni – che secondo alcuni sarebbe ormai datata e inadatta alla civiltà dell’accelerazione, del continuo cambiamento, della novità permanente in cui ci troveremmo a vivere… Ma ho parlato di “intenzione” e non l’ho fatto a caso.

Perché, nonostante tutto, il matrimonio continua ad attirare al punto che viene rivendicato come un diritto da parte di chi tradizionalmente lo rifiutava (esemplare, in proposito, la tendenza gay, erede di una cultura libertina – ben incarnata nella figura letteraria di Dorian Gray – che ha sempre guardato con sufficienza, quando non con aperto disprezzo, al matrimonio come forma di coazione) e viene spesso inseguito anche da coloro che ne hanno fatto già una prima esperienza negativa? Penso che questo accada perché, nonostante tutto, il richiamo esercitato dall’amore esprime una condizione di “totalità” (quando si ama, si ama per intero, non a percentuale) che – sul piano del tempo – si declina con il “sempre” ossia, tra le parole che sappiamo esprimere, con quella che rimanda maggiormente all’eternità.

La fedeltà è difficile, è sempre stata difficile, eppure la letteratura di tutti i tempi e di tutti i luoghi è piena di scritti che – mentre narrano di amori impossibili oppure che hanno fatto naufragio – ne parlano come di un sentimento la cui profondità si manifesta nella tenacia con cui avvinghia e lega (Forte come la morte è l’amore…, si legge nel Cantico dei Cantici) anche se – essendo l’essere umano libero – questa condizione non si traduce mai in alcunché di automatico, necessario, predeterminato.

Toccando il tema della libertà, siamo introdotti nelle “fatiche” d’amore che vanno dal fatto che ci si può innamorare di chi non ricambia il sentimento al fatto che l’amore, dopo essersi espresso anche con forza e vigore, può finire per attenuarsi fino ad estinguersi: in mezzo c’è una gamma molto varia di situazioni. La libertà costituisce sempre un rischio perché non è mai soggetta ad assicurazione, quando amiamo siamo anche esposti ad eventualità di ogni tipo. L’amore ci spoglia, in senso sia proprio sia figurato, perché ci espone all’altro, configurando una comunicazione intima e profonda dove si fanno fragili le protezioni. Per questa ragione occorre vivere l’amore con responsabilità, evitando di confonderlo con dinamiche pulsionali che certamente concorrono a manifestarlo, ma con altrettanta certezza non ne costituiscono l’essenziale, come mostra la persistenza dell’amore anche quando la tonicità pulsionale si è ridimensionata. Quando amiamo e ci lasciamo amare, dobbiamo avere coscienza del fatto che ci mettiamo in gioco totalmente: per questa ragione, occorre evitare di prendersi gioco dell’altro – le ferite d’amore sono le più profonde e difficili da rimarginare…

Alla luce di questo comprendiamo l’importanza di un atteggiamento che si fa comportamento – il pudore. Può apparire un termine vecchio, obsoleto, in realtà è “classico” nel senso che non tramonta mai. La lotta che, negli ultimi decenni, è stata condotta contro il pudore – disprezzato, svilito, sottoposto a caricatura – ne ha fortemente attenuato il riconoscimento, promuovendo una prassi che, volendo rimuovere i “tabù”, ha finito per rendere tutto lecito, quindi per non riconoscere più nulla di inviolabile. Ma che ne è, in questo modo, della dignità della persona? C’è ancora la persona, nella sua unicità e singolarità, quando la trattiamo come una merce qualunque, esposta allo sguardo indiscreto, suscettibile d’uso e consumo come tutto il resto? Non dobbiamo dimenticare che, nei regimi totalitari, una delle modalità adottate per umiliare l’essere umano è sempre stata denudarlo: esporre l’uomo e la donna alla vista di chiunque, farli sentire “nudi come vermi” cioè assimilarli a una condizione di vita inferiore. A me sembra che tanta esibizione del corpo oggi praticata con disinvoltura, in realtà rimandi a un profondo svilimento dell’essere umano, sottratto alla tutela che gli è dovuta per il fatto che ha una dignità. L’odierna diffusione incontrollata di richiami erotici, senza più il pudore come protezione, mentre rende più difficile la pratica della fedeltà, contribuisce anche all’avvilimento della persona. Occorre attestarsi sul riconoscimento del suo/nostro intrinseco valore, per scommettere sulla fedeltà come affermazione dell’amore autentico che trova nel pudore la sua custodia.

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Immagini del numero marzo-aprile 2014: sotto licenza Creative Commons dell’utente flickr.com "Visto da me - Distanza di sicurezza": F L I R S T - Palk Clap; “Poche chiacchiere più parola -Maschio e femmina li creò”: nicolasnova; "Come Francesco - Pensieri di lussuria" del pittore Umberto Gamba; "Con Franscesco.