Ottime relazioni

Visto da me - Distanza di sicurezza

L’amore discreto è arte ardua; quello che ti rende bisognoso, dipendente, che genera schiavi non è amore: è possesso.

4926534102 f03a5f4c5e o - F L I R S T - Palk ClapAnni fa una persona mi disse: «Continente lo si può essere con il proprio partner. Casti lo si può essere con ogni persona a cui ci si accosta». La mia curiosità prese l’ormai radicata “deformazione professionale” legata all’etimologia delle parole, che non sono segni grafici o emissioni di fiato, ma universi di vita. Casto (castus) è colui che rifiuta l’incesto (in-castus). Chi è casto vive le relazioni accogliendo la distanza, lo spazio vitale dell’alterità senza la quale l’altro smette di essere altro da me. Il non-casto si avvicina fino ad annullare l’altro; vive le relazioni “con-fusione” generando appunto confusione. 

Il mio non è un fin troppo logoro e distorto incitamento alla libertà, al grido di «Io sono mia!». No, neanche io sono pienamente mia. Non mi posseggo, per fortuna. Ancora scopro ogni giorno che in me c’è altro da me che mi trascende, per fortuna. Ancora so meravigliare me stessa. A volte so ancora “deludere” me stessa; o, meglio, i cancerogeni sogni di auto-perfezione. Per fortuna!

In primis a me stessa chiedo rispetto per me stessa. Provo a guardarmi con gli occhi di Dio: sguardo di castità perfetta. È un allenamento sulla strada lungo la quale si impara cosa sia davvero l’amore. 

L’amore che è costruzione paziente, è attendere. Ma non l’attendere soporifero in coda alla cassa del supermercato o l’attendere insano di una scelta che se non compiuta rende ignavi, ma l’attendere che è “ad-tendo”: tendo verso qualcosa. Non “vado”; “tendo”. Ogni muscolo, nervo, fibra del mio corpo è in tensione, come l’elastico portato all’estremo delle sue possibilità. È l’attendere delle sentinelle che accolgono i raggi di un giorno nuovo. È l’attendere della castità. Una sapienza antica e sempre nuova, che non è mai cambiata nonostante dilaghi il «tutto e subito», il consumo, i pronomi possessivi, i rapporti “con-fusione”. 

Non crediate la faccia facile, non lo è affatto. Siamo esseri feriti nel profondo, spaventati, bisognosi che qualcuno resti lì a leccarci le ferite.  Ma l’amore senza castità, anche verso il dolore e la fatica del risalire dell’altro, è incestuoso. L’amore discreto perché discerne, è arte ardua. L’amore che ti rende bisognoso, eccessivamente riconoscente, vincolato, dipendente da me che ti amo, genera schiavi. Scrive Rilke: «Non c’è nulla di più arduo che amarsi. È un lavoro, un lavoro a giornata. Di questa relazione estrema e complessa, le convenzioni hanno tentato di fare un rapporto facile e leggero, le hanno conferito l’apparenza di essere alla portata di tutti. Non è così. L’amore è una cosa difficile». Preciserei: l’amore casto è una cosa difficile. Ma anche qui la “deformazione professionale” viene in aiuto: difficile non è sinonimo di impossibile.

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Immagini del numero marzo-aprile 2014: sotto licenza Creative Commons dell’utente flickr.com "Visto da me - Distanza di sicurezza": F L I R S T - Palk Clap; “Poche chiacchiere più parola -Maschio e femmina li creò”: nicolasnova; "Come Francesco - Pensieri di lussuria" del pittore Umberto Gamba; "Con Franscesco.