Il Signore mi donò dei fratelli

Vivere per se stessi, per l’altro

Nella fraternità Dio ci educa a uscire da noi stessi, ad appartenere, a creare legami solidi, fondati non sulla nostra fragilità, ma sulla certezza che Cristo continua ad essere presente, qui ed ora con la forza del suo Spirito.
pag12_3865050688_9f455dd6bf_oSe vuoi vivere per te stesso devi vivere per un altro”: questa frase del filosofo pagano Seneca rappresenta uno dei vertici del pensiero che l’uomo può raggiungere con le forze della propria ragione sull’importanza delle relazioni umane. Non si può essere se stessi da soli! A questo dato vi arriva ogni uomo che guarda sinceramente se stesso. Spiritualmente, psichicamente ed anche fisicamente siamo fatti per essere in rapporto con altro da noi. L’enigma si impone però quando ci domandiamo: ma chi è questo “altro” per il quale vivere? Forse l’uomo per la donna e viceversa? La madre per il proprio bambino? L’amico per gli amici? L’individuo per la comunità? Tutto vero, ma… c’è sempre un “ma”.

La dedizione per un altro è cosa buona, ma da sola non basta, rimane incompiuta ed alla fine triste. Se un dono non ha una prospettiva eterna alla fine non basta. Allora, verrebbe da dire: vivere per Dio! Si, giusto… ma anche qui non rischia di diventare tutto astratto? A questa domanda risponde la rivelazione cristiana e il mistero della comunione, che san Francesco ha saputo incarnare in modo stupendo nella fraternità.

Certo, Dio solo è per sempre; ma Dio si è fatto carne in Gesù di Nazaret (Gv 1,14). Non solo: Egli continua ad essere presente là dove ci si raduna nel suo nome e lo riconosciamo presente (Mt 18,15-20). Per questo la fraternità è il luogo in cui Dio ci educa a uscire da noi stessi, ad appartenere, a creare legami solidi perché fondati non sulla fragilità dei nostri stati d’animo ma sulla certezza che Cristo continua ad essere presente, qui ed ora con la forza del suo Spirito. Non c’è nessun bisogno che le fraternità siano da “favola” o perfette; occorre solo viverle nella fede che sa vedere la presenza di Gesù nell’altro. La fraternità per Francesco più che sogno è stata segno della presenza di Cristo, dell’Eterno che entra nella fragilità della condizione umana.


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