Non volevamo avere di più

Visto da me - La sobrietà di san Francesco è possibile oggi?

La povertà ci permette di sperare nella felicità futura per la presenza di Cristo; è e deve essere solo lui la nostra ancora di salvezza.

pag09_shutterstock_26863573[1]L’importanza di uno stile di vita semplice e umile - un tempo si sarebbe detto “povero” - è il filo conduttore di tutta la vita e gli insegnamenti di Gesù ed è stata la grande intuizione che ha permesso a san Francesco di scuotere la Chiesa del suo tempo dal torpore nel quale si era immersa.

Come tradurre il messaggio del Vangelo e quindi di san Francesco nei nostri giorni, alle soglie della seconda decade degli anni 2000? Ritengo che non siano necessari gesti eclatanti: non si tratta di stracciarsi le vesti, abbandonare le nostre attività quotidiane e prendersi cura anima e corpo di coloro che sono più bisognosi. Non dico che non sarebbe bello, ma mi sembra poco realizzabile, almeno per la maggior parte di noi. Penso, invece, che una serie di attenzioni e piccole rinunce quotidiane possano aiutarci ad avere uno stile di vita più vicino a quanto indicatoci dal Poverello di Assisi. Non si tratta di fare a meno del telefono cellulare che di per sé può essere anche uno strumento molto utile ma si può benissimo evitare la continua rincorsa all’ultimo modello uscito, che magari si differenzia dal precedente solo per una migliore qualità dello schermo. È solo un esempio, ma penso che descriva un atteggiamento più critico, rispetto a campagne pubblicitarie martellanti, che mirano a creare nuove esigenze, mostrando come indispensabili oggetti e aspetti che, di fatto, non lo sono.

“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli” diventa dunque il centro di una conversione a cui Gesù ci chiama, anche oggi in cui il vuoto, il consumismo e il materialismo sembrano permeare e invadere ogni ambito e livello sociale.

Il messaggio francescano di tensione alla povertà non deve però essere unicamente inteso come povertà materiale; è necessario infatti aspirare anche ad una povertà interiore, una povertà di spirito che probabilmente è ancora più impegnativa da raggiungere. Per riuscire a capire cosa intendo con povertà interiore è necessario rispondere ad un interrogativo che a questo punto sorge spontaneo: perché è così importante uno stile di vita sobrio, sia dal punto di vista strettamente materiale, sia dal punto di vista interiore?

Perché ci permette di sperare nella felicità futura per la presenza di Cristo: è e deve essere solo lui la nostra ancora di salvezza.

Se, invece, la speranza è riposta in ciò che possediamo (ma anche nella salute, in un’abitazione accogliente, in un lavoro sicuro, nella serenità familiare, in amici fedeli, anche in qualche piccolo impegno in parrocchia portato avanti con dedizione…) significa che non è più riposta in Cristo.

Sarà beato colui che davanti a Dio ha lo spirito da povero, lontano da ogni autosufficienza umana perché consapevole che, senza Dio e i suoi doni, non ci sarebbe per lui vita. La povertà dunque su cosa fonda il suo valore? Sulla certezza che è Dio che compie ciò che ci fa desiderare e questa sicurezza ci rende liberi. Non siamo schiavi di niente, non siamo legati a niente e non dipendiamo da nulla. Siamo liberi di avere fede, liberi di sperare nella Provvidenza divina.

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