Tu sei gioia e felicità

Lettere sulla letizia

Non riuscivo e ancora non riesco a spiegarmi come mai lei, che amava così tanto la vita, fosse stata la prima a perderla!

25.02.2010

Caro prof,

oggi a lezione è riuscito a turbarmi e, se devo essere sincera, anche a farmi piangere un po’.

Credo molto nel diritto alla vita, del quale parlavamo, così come credo che in esso “sia compresa la morte” come ha detto nella discussione. Viviamo in una società che preferisce non parlarne troppo, siamo portati a sentirci come eterni pur sapendo di essere essenzialmente fragilità.

Quando ha parlato della bambina malata che, pur di sentire il finale della storia non si è fatta fare la puntura nonostante stesse soffrendo, mi sono sentita morire. Avevo una grandissima amica, una delle persone più buone e dolci che abbia mai conosciuto, Letizia di nome e di fatto.

Ha vissuto tutta la sua breve vita nella fragilità, immersa nella sua malattia che l’ha divorata, ma i suoi occhioni grandi e scuri parlavano trasmettendo gioia e speranza ogni momento. Ci siamo conosciute in un campeggio d’estate, ero piccola e non capivo perché vedevo i suoi genitori commuoversi ogni volta che correvo per i vialetti spingendo la sedia a rotelle, gustandomi la sua risata che mi riempiva il cuore (e irritava anche qualche anziano che voleva riposare). Era così semplice amarla, tenerle la mano, imboccarla, cantarle canzoni… eppure ero la sua unica amica. Mi scriveva spesso tante lettere, parole piene di gratitudine ed io l’ammiravo, ammiravo la sua forza ed i suoi sorrisi, perché lei sorrideva sempre.

È morta all’età di 9 anni. Continuavo a seppellire i miei genitori di domande, non riuscivo a spiegarmi come mai lei, che amava così tanto la vita, fosse stata la prima a perderla. Sinceramente non ho trovato risposta nemmeno ora; ma, quando penso a lei e alla sua risata, la vedo rivivere nella freschezza e nella pazzia dei miei bambini di judo… perché è questo che dovrebbero fare i bambini: essere felici, almeno quanto lo sono stata io stando accanto a lei, che inconsapevolmente è stata un dono immenso.

Buona serata

Cinzia

 

Cinzia cara, toccata da Letizia, “di nome e di fatto”. E da quella che Francesco chiamava “la perfetta letizia”. E addolorata per la sofferenza, e per l’ingiustizia di una morte a vita ancora in bocciolo.

Hai vissuto la gioia tenendo tra le mani qualcosa di fragilissimo e prezioso: il sorriso d’una vita che – delicatissima e infine – cercava vita. E la donava, rendendo “semplice amarla, tenerle la mano, imboccarla, cantarle canzoni”. E la gioia, la tenerezza della “perfetta letizia”, abbracciava te e lei. Grazie a lei, certo, perché è dalla piccolezza e dalla consegna fiduciosa che s’apre il dono; ma anche grazie a te, che con gioiosa semplicità correvi spingendola nei vialetti.

La letizia è ciò che ti coglie quando riesci a guardare e lasciarti guardare dalla vita che ti si offre: nelle persone, nelle cose, nella natura, nell’arte… nella “pazzia” dei piccoli kimono. Certamente costa, e non poco: perché non puoi evitare di sentire nel corpo e nell’anima anche il dolore e l’ombra, la sofferenza e l’abbandono. È la pena della profondità che chiede la semplicità, l’amore, la letizia. Alla quale, senza che tu piccola lo sapessi, ti chiamava. Ma “vale la pena”, è una pena che vale, passaggio verso un abbraccio più grande ancora, nel quale tu e Letizia vi re incontrate: in ogni incontro, scelta, attenzione e progetto nei giorni. Dedica ed attesa. Come una grazia (la Grazia?) t’ha toccata Letizia, per sempre. I bambini devono essere felici per serbare nel cuore (e nelle scelte) dei grandi un po’ d’infanzia, la gioia da diffondere, la leggerezza e la giustizia,la gratuità e l’impegno nel “rimettere al mondo il mondo”. Perché vale la pena cogliere il sorriso della vita, negli altri e nel proprio cuore, nella propria mente. Il sorriso di chi si lascia incontrare da letizia.

Grazie Cinzia! Un abbraccio

Il tuo prof.

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