Buttati!

Io speriamo che me la cavo!

Spera, anima mia, spera. Tu non conosci il giorno né l’ora. Veglia premurosamente, tutto passa in un soffio, sebbene la tua impazienza possa rendere incerto ciò che è certo, e lungo un tempo molto breve. Pensa che quanto più lotterai, tanto più proverai l’amore che hai per il tuo Dio e tanto più un giorno godrai con il tuo Diletto, in una felicità ed in un’estasi che mai potranno aver fine santa Teresa di Gesù (1873-1897), Esclamazioni dell’anima a Dio 15,3

pag_10-11_shutterstock_6593182Titola così il best-seller pubblicato nel 1990 da un maestro elementare, Marcello D’Orta, che ha raccolto sessanta temi svolti dai ragazzi di una scuola in provincia di Napoli.

IO… 

Facendo il verso all’autore, potrei scrivere che in certi momenti la mia speranza è “sgarrupata”. Mi sento solo, mi sembra che siano così poche le cose che posso condividere con i miei amici, ho paura di espormi e ammettere le mie incertezze, le mie domande, le mie ferite. Non sono più così sicuro che potrò essere felice, e questo mi mette dentro una inquietudine profonda. Pilato chiese a Gesù cos’è la verità, io chiedo: cos’è la felicità? Esiste ancora? Ha senso sperare che il mio futuro sarà felice o è più intelligente non sperare niente e puntare a sopravvivere finchè ce la farò?

SPERIAMO… 

Mi piace questo noi, ne sento tanto il bisogno. Quando siamo in mille ad un concerto o allo stadio o in manifestazione, mi sembra di sentirmi più forte. In altri momenti però non riesco a fidarmi dei mei amici, non riesco a rischiare di appoggiarmi a loro. Già, ma se fosse così, come faccio a rischiare di coinvolgermi sentimentalmente, cosa rischio se mi innamoro? Ci si può fidare dell’amore? Posso sperare che ci sia un amore per me? Sento tagliente il timore che sperare sia sinonimo di illudersi per poi rimanere fregati.

CHE ME LA CAVO… 

Tutti mi dicono che, al momento del bisogno, è giusto che ognuno pensi a se stesso. Ciascuno deve arrangiarsi, deve imparare a cavarsela da solo. Certo che voglio cavarmela, nel senso che voglio una vita bella, che meriti di starci dentro, che sia un po’ felice, più felice possibile! Ma non vorrei cavarmela io da solo, facendo la guerra al resto del mondo… Per “farcela” bisogna proprio combattere come guerrieri assatanati tutti contro tutti, sapendo che alla fine vince uno solo? Tutto qui quello che posso sperare?

E tu, Dio, hai una speranza per me?

Alla fine dei tempi… spero che tu, Dio, ci accoglierai con un giudizio di amore, di perdono e di giustizia, spero che tutti vivremo nella tua gioia e nella tua bellezza in corpo e anima, e che anche l’universo sarà salvato e rinnovato. Tu mi permetti di sperare che questo mio corpo non finirà nel marcio. In te non ci saranno più la morte, il dolore assurdo. In te saremo finalmente un cuore solo, tu sarai il destino comune dell’uomo e della materia. Ti vedremo, ti godremo. L’attesa di questo incontro dà ragione e forza all’impegno per collaborare alla costruzione di un mondo più umano… come lo vuole Gesù: divino! Per questo progresso sono disposto a “fare sacrificio”, a spendermi senza troppa paura!

Devo riconoscere che questa speranza mi dà gioia: intuisco che con te, Dio, posso essere felice, possiamo esser felici. Se tu sei con me, ritrovo la ragione profonda della fiducia negli altri. Tu sei il Principio e il Fine di ciascuno e di tutti. Tu sei nostro Padre!

La tua speranza risponde allora al nostro bisogno di felicità, rende plausibili le attese del nostro agire per cambiare la storia, ci salva dallo scoraggiamento e ci sostiene nei momenti di abbandono. Dilata il nostro cuore e lo lancia nell’attesa di una felicità che non conoscerà il limite del tempo…

Lo slancio della tua speranza ci strappa dall’individualismo armato e ci fa ritrovare la gioia di volerci bene. Senza paura di rimanere fregati!

Sperare: con te si può, con te non se ne può fare a meno!

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